Tante volte ci imbattiamo nelle storie di persone enormemente forti ma che non sanno di esserlo. Forse perché non hanno veramente coscienza della zavorra che portano con sé. Esse sentono di avere una difficoltà ma non hanno il tempo di commiserarsi, di piangersi addosso, perché c’è altro che li aspetta…

La resilienza

Le persone resilienti sono quelle che hanno imparato a reggere i colpi della vita, a fronteggiare le difficoltà, a riorganizzare la propria esistenza sulla base di nuove sfide.

Donne e resilienza

Le storie di ordinaria resilienza sono le storie di donne sole, abbandonate a loro stesse e ai loro debiti, private violentemente della presenza di un compagno che è letteralmente sparito nel nulla, che non ha lasciato alcuna traccia di sé, né spiegazione, nemmeno un saluto ai figli.

Qualcuno potrebbe dire meglio così e non a finire a perseguitare la propria ex compagna o a picchiarla. In entrambi i casi sempre di violenza si tratta, il silenzio sa assumere il rumore sordo dell’ignoranza, della non conoscenza, delle mille domande senza risposte, della rabbia contro il niente, della frustrazione più profonda che diventa la domanda continua: “Ma cosa ho fatto di male????”.

Uomini e giovani resilienti

Ma ci sono anche gli uomini a resistere, a lottare contro le ingiustizie e la mancanza di lavoro, a farsi carico della propria famiglia in ogni modo possibile. Sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di impiego pur di poter garantire una vita dignitosa ai propri figli, a rincorrere un sogno e la felicità anche in un piccolo momento.

E i ragazzi, i più giovani, sono capaci di resilienza? Certo che sì, lontano dagli occhi degli adulti sono lì a sopportare ingiurie e le angherie dei bulli, a nascondere in famiglia il dolore di quelle parole taglienti, a reggere colpi sempre più forti di chi non risparmia niente e nessuno, forse perché non comprende cosa significa empatia.

Le altre facce della resilienza

E i bambini? Loro si che sono maestri di resilienza, perché sanno sempre e comunque andare oltre, superare traumi e perdonare, sono puri e non conoscono rancore, sanno dimenticare e conservare, vincere e perdere allo stesso tempo senza scomporsi.

Non dimentichiamo tutte le persone sofferenti nel corpo, che vivono malattie importanti e che lottano costantemente per migliorare la qualità della loro vita; persone che non mostrano la loro debolezza, che non cercano compassione, che combattono nel silenzio mali oscuri e temuti.

A tutti quelli che ce l’hanno fatta e a tutti quelli che si sono arresi, a tutti quelli che resistono e che non mollano, se guardiamo dentro, troveremo molte più risorse di quelle che ci attribuiamo, se sapremo dare valore anche alle nostre sofferenze, troveremo la strada per andare avanti e per far nascere fiori anche dove ci sono aridi deserti.